banner logo
banner logo
 > ALLARME API

Api: il killer non si trova con una ricerca

Api: Il grande killer è un fungo. Risolto il giallo dell'alveare. Così titolava l'8 ottobre il quotidiano La Repubblica, riprendendo un articolo del New York Times relativo a una ricerca statunitense. Rispondono gli scienziati del progetto italiano APENET che affermano: non solo lo studio USA non è definitivo – a detta dei suoi stessi autori - ma le cause delle mortalità europee e italiane sono diverse da quelle americane.

-------------------

Commento alla recensione pubblicata su Repubblica il giorno 8 Ottobre (per leggerla clicca qui), dell’articolo “Iridovirus and Microsporidian linked to honey bee colony decline” (Bromenshenk et al, PlosOne, Ottobre 2010)

La sindrome del collasso della colonia (Colony Collapse Disorder - CCD), che ha provocato una rilevante scomparsa di colonie d’api soprattutto a partire dal 2006 (Henderson et al., 2007; van Engelsdorp et al., 2007) e che interessa ormai quasi tutti gli stati degli USA, è una condizione patologica particolare, precedentemente sconosciuta.

Tuttavia il quadro sintomatologico tipico della CCD (scomparsa improvvisa delle api adulte della colonia e presenza di un numero esiguo di api nella colonia morta; presenza di molti favi con covata opercolata sana con bassi livelli di infestazione da varroa; scorte di alimento non oggetto di saccheggio; presenza spesso di una regina che depone circondata da un piccolo gruppo di giovani nutrici) (van Engelsdorp et al., 2009) non è quello generalmente riscontrato nella casistica europea ed italiana (Mutinelli et al., 2010).

In un recente studio si afferma infatti che date le diversità genetiche di ospiti, parassiti, ambiente e condizioni di allevamento presenti nei diversi paesi, la sintomatologia e le corrispondenti cause di mortalità delle colonie possono essere diverse (Neumann et al, 2010). A riprova di ciò, è bene ricordare che i virus che i ricercatori americani dichiarano essere corresponsabili delle mortalità, sono oggetto di indagine negli alveari sottoposti al campionamento per il monitoraggio del progetto APENET sul territorio nazionale, sin dai primi mesi del 2009 ma sinora non sono stati mai ritrovati nelle api italiane.

Fatta questa premessa, importante per non assimilare automaticamente il caso americano a paradigma, ciò che risalta dalla recensione pubblicata su Repubblica, è la parziale contraddizione tra il titolo ridondante “Risolto il giallo dell’alveare”, e le conclusioni finali: “Gli scienziati che partecipano al progetto sottolineano che le loro conclusioni non sono definitive, ma è necessario svolgere altre ricerche per determinare, ad esempio, ….. qual è il ruolo svolto da fattori ambientali come il caldo, il freddo o la siccità.”. Ed è proprio l’approccio del progetto “APENET: monitoraggio e ricerca in apicoltura” (finanziato dal Mipaaf nel 2009) che affronta, con le sue 6 schede di ricerca tematiche, le varie possibili cause ed interazione fra i fattori considerati. Già dalle sperimentazioni dello scorso anno, presentate nelle giornate di approfondimento Apenet tenutesi a Bologna il 15-16 Febbraio, erano stati messi in evidenza i rapporti tra il fungo Nosema e i virus, descritti poi in un articolo “Correlation between Nosema ceranae spore loads and Deformed Wing Virus infection levels in adult honey bee workers” (in corso di pubblicazione).


Riguardo ai metodi utilizzati nello studio citato, si potrebbe obiettare che il fatto che funghi e virus siano stati riscontrati in tutte le colonie morte del campione indagato, non ne fanno necessariamente gli unici ed esclusivi responsabili. I postulati di Koch - criteri destinati a stabilire la relazione di causa-effetto che lega un patogeno ad una malattia di un organismo – non sarebbero stati soddisfatti in questa indagine in quanto l’individuo-organismo di riferimento è l’alveare, e non  singole api su cui è stata effettuata la prova di infezione. Particelle virali appartenenti ai più svariati ceppi possono essere presenti in latenza nel patrimonio genetico dell’ape da quando questa popola la terra.

Gli interrogativi a cui si deve rispondere sono: perché determinati agenti patogeni (più o meno ubiquitari, più o meno pericolosi) scatenano la loro virulenza solo in determinate condizioni e quali sono queste condizioni e da cosa sono provocate; questi sono gli interrogativi, spiegati i quali forse potremo avvicinarci alla problematica della mortalità delle colonie d’api.


 

10/11/2010

Valle d'Aosta Piemonte Lombardia Trentino - Alto Adige Estero Friuli - Venezia Giulia Veneto Emilia-Romagna Toscana Liguria Marche Umbria Abruzzo Lazio Campania Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Puglia Puglia Puglia